Gli è passata la Volunia.

Sulla rete rimbalza questa “lettera” del professor Massimo Marchiori, ideatore di Volunia.

Dico ideatore volutamente perché, da quel che si evince provando Volunia e dalle parole di ieri dello stesso, di concreto e funzionante c’è ben poco. Una visione, una idea… o meglio l’idea di una idea.

Dunque: Massimo Marchiori lascia Volunia di sua (non) spontanea volontà.

“Siccome mi vogliono sostituire io me ne vado”, abile giro di parole con cui spiega l’allontanamento dal progetto (peraltro sollevandosi dagli esiti della prossima release) alla folla ormai disinteressata alle sorti del “motore di ricerca italiano” attraverso una lettera-ripicca, una sorta di autosputtanamento del progetto.

Parrebbe proprio cerchi di scrollarsi di dosso le responsabilità, dopo averci messo la faccia ed essersi lasciato osannare appena 5 mesi fa dai media italiani come il nuovo nemico di Google e nel contempo anche come padre dello stesso (un novello Darth Vader?).

Per cui (ora) “ammette” i limiti del progetto, riconosce la grafica scadente (con un commento sul fatto che ci vogliono specialisti per fare le UI e non grafici da volantini che trovo meravigliosamente ovvio), concorda sulla presentazione ridicola e l’incapacità di comunicazione, conviene sul motore di ricerca insufficiente e sul database minuscolo. E già che c’è da un po’ la colpa agli altri.

Poi si fa dare pure una mano da Riccardo Luna che ci dice che dobbiamo coltivare la “cultura del fallimento” e risparmiargli la gogna et l’ingiuria. Ma chissene frega. Iniziativa privata: ne abbiamo a basta di insultare i politici che usano i nostri soldi, con i soldi privati ciascuno faccia quel che ritiene. Ma almeno il diritto al “pernacchio” per la figuraccia globale credo lo meriti: questo tentativo di giustificazione lo ha reso pubblico il prof di sua sponte (che evidentemente non ha ancora capito che è meglio andarci piano con presentazioni globali e comunicati stampa) per cui noi lo si commenta.

Insomma il professore padovano, da quanto ci racconta egli stesso, è stato costretto a dire cose che non avrebbe detto e a compiere scelte che non avrebbe mai preso.
Io, se non voglio dire una cosa o non intendo prendere una tal decisione su un progetto, in cui peraltro faccio da frontman, ho lo strano vizio di non farlo. Non di accusare dopo mesi altri di avermici “costretto”. Costretto dai soldi, commenterebbe qualche cinico.
Eccolo in balia di un CEO che lo avrebbe quindi obbligato ad annunciare pomposamente, a presentare al mondo e infine a difendere a spada tratta un progetto mediocremente sviluppato (sulle reali potenzialità e se ci fosse o meno dietro vera innovazione o una buona idea si son cimentati in tanti nei mesi scorsi).
Obbligando al reale rischio di figuraccia l’anima e il volto di Volunia, un luminare richiesto dai big americani, un intraprendente startupper, un geniale ideatore di algoritmi usati da altri che lo citano solo di sfuggita mentre i giornali italiani ancora oggi lo definiscono senza dubbi il padre del PageRank (c’era già successo come nazione di smenarci nell’attribuzione della paternità del telefono, potremmo fare causa come nazione?).

Spiace per il mondo delle startup italiane, alla ricerca di fondi e di attenzione con umiltà e onestà, a sentire di duemilioni di euro malsfruttati in un delirante tentativo di attacco a Google (o forse no, il prof si contraddice circa l’intenzione di guerreggiare contro gli altri motori di ricerca una intervista si e una no) e di tanta attenzione mediatica gestita stile improvvisati venditori di pentole (chi non dimenticherà la presentazione imbarazzante con annessa ricerca della chiavetta usb del prof?)

Forse il progetto di ricerca di Volunia si ferma: del resto, qualunque cosa cercassero, gli toccava sempre andar su Google per esser certi di trovarla!

One thought on “Gli è passata la Volunia.

  1. Pensate che giusto stamattina mi è arrivato l’invito come Power User.
    E come ho detto a un altro operatore social: “ora lo apro, lo eviscero e lo metto nella lista dei canali inutili”. 🙂

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