Un italiano, un italiano vero.

Collega (Portineria): Pronto?

Io: Salve, chiamo dalla sede centrale. Stiamo organizzando una iniziativa che coinvolgerà tutte le sedi distaccate del gruppo, anche la vostra…

Collega: Mi dica tutto…

Io: Se mi date la vostra e-mail, vi mandiamo tutte le istruzioni per iscritto…

Collega: Eh, mi dispiace, noi non abbiamo la e-mail.

Io: Come?!?

Collega: Sì, noi usiamo solo la posta elettronica!

Io: …mi dia quella, per questa volta useremo anche noi la posta elettronica!

Un valido contributo di Fede che Ama il web, non ricambiata. E usa questo sistema di comunicazione straniero chiamato e-mail, preferendolo alla più funzionale e pratica versione italiana del sistema, altresì detta posta elettronica.

13 thoughts on “Un italiano, un italiano vero.

  1. Mr Tozzo ha detto:

    Quindi useranno anche la Rete Sociale FacciaLibro

  2. Man from Mars ha detto:

    Sai che io a volte faccio così apposta? I colleghi mi riempiono di termini “itanglesi” e io ribatto in italiano puro. Programmo riunioni, fornisco riscontri, spedisco resoconti e minute di riunione e così via.
    Non so se questo atteggiamento sia più da Accademia della Crusca o “Accademia del trolling”…

    • eglupo75 ha detto:

      Direi atteggiamento provincial-campanilista nel senso puro del termine e critica non rivolta a te, te, sia chiaro
      .
      Internet, ed in generale la vita sociale contemporanea, è piena di termini esteri e in particolare inglesismi e sinceramente non vedo la necessità di tradurli dato che hanno un significato chiaro ed univoco in tutto il mondo.
      Poi che per provocazione si voglia dire “ti mando un resoconto” invece di “report”, be’ lo posso capire ma mi urta l’ostinazione con cui alcuni difendono il presunto amor di patria, ehm Patria, rinnegando questi termini troppo esterofili.

      my2¢… 🙂

      • Man from Mars ha detto:

        Infatti la mia è ovviamente una provocazione, o meglio una velata “presa in giro” a chi si riempie la bocca di questi termini solo per sembrare importante.
        È divertente vedere la reazione stranita di alcune persone
        Fermo restando che “riunione” equivale univocamente a “meeting”, tanto per fare un esempio, normalmente mi adeguo anch’io al gergo: mando mail e report, faccio phone call e tutto il resto della lista di inglesismi. Non è l’uso di questi termini che mi infastidisce, è il loro l’uso a tutti i costi.
        E te lo dico io che mi sono pure scelto un nick in inglese, guarda un po’… 🙂

    • 20claire15 ha detto:

      Ottima idea! fai benissimo! condivido!
      Bisogna difendere l’italiano
      I termini informatici magari no (senno’ si finisce come I francesi che dicono numerique invece di digitale e megaoctet invece di megabyte) ma per tutto il resto si
      io dico pure scansionare

      • Man from Mars ha detto:

        I francesi eccedono nel senso opposto al nostro, però megaoctet è carino! Ordinateur invece l’ho sempre trovato riduttivo per descrivere i computer. Il nostro (arcaico) “calcolatore”, che ancora sento usare da qualche collega un po’ più anziano, è decisamente meglio!

      • L'Orco Lurco ha detto:

        “Octet” invece di “byte” dava fastidio anche a me finché non ho scoperto che la pronuncia francese di “byte” è identica a quella di “c**zo”

  3. Hendioke ha detto:

    Io trovo sia inutile usare un termine inglese quando esiste un perfetto corrispettivo italiano antecedente. Posso capire email e i termini informatici, ma l’abuso di termini inglesi per cose che fino a ieri chiamavamo con termini italiani mi da sommamente fastidio.
    Mission per obiettivo, report per resoconto ecc. è una abitudine contro la quale lotto anch’io 😛

    • amoilweb ha detto:

      Tutti concordi. Ma anche il più estremista degli autarchici linguistici se gli dico che invio una email mi risponde comunque… Non credo che risponderà negando di avere la email e che usa solo la posta elettronica. Questo Amoilweb secondo me dice più di una poca flessibilità mentale che linguistica…

  4. Paddy ha detto:

    Possiamo pensare anche che si tratti di una questione di accessibilità al linguaggio informatico: se i cosiddetti “digital immigrants” si ritrovano a fronteggiare non solo il suddetto linguaggio, ma anche la lingua inglese, penso che sia stato più accessibile presentare loro determinati aspetti con il termine italiano corrispettivo.
    Comunque mi ha strappato un sorriso 🙂

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