#savecristina

#SAVECRISTINA. BAMBINA TRE ANNI SEQUESTRATA DA MILIZIANI ISIS

#SAVECRISTINA. BAMBINA TRE ANNI SEQUESTRATA DA MILIZIANI ISIS

Perdonatemi il totale out of topic ma questa storia mi aveva veramente colpito e, forse, si può fare qualcosa.
È la storia di Cristina, appena tre anni e qualche mese, rapita alla sua famiglia dai miliziani dell’ISIS.
L’avevo sentita una settimana fa, raccontata direttamente dalla giornalista Maria Acqua Simi (Maria Acqua Simi su Twitter), durante un’incontro con alcuni amici.
Maria Acqua, cara amica, persona solare quanto coraggiosa, ci ha raccontato la sua esperienza (facendomi anche un breve corso di storia contemporanea e geografia perché di queste vicende, di cui leggiamo tutti i giorni, in realtà mi son reso conto di conoscerne davvero poco il contesto) come inviata a Erbil e zone limitrofe alla fine del 2014 incontrando i profughi cristiani e riportandone le storie personali, le difficoltà e le speranze che li tengono vivi per il suo giornale (Il Giornale del Popolo, quotidiano della Svizzera italiana).
Questa terribile storia mi ha colpito, non solo per l’età della piccola, coetanea della mia secondogenita e di cui riesco a malapena ad immaginare sofferenze e pianti ma anche per quanto l’informazione continua e puntuale, da cui siamo letteralmente investiti, produca talvolta una sorta di rumore grigio indistinguibile rendendoci spesso sordi. Sentire questa storia, e ritrovarla oggi ripresa dai principali quotidiani, unita all’hashtag #savecristina mi ha reso più sensibile all’appello.
Racconti e situazioni disperate ne troviamo di continuo: la mia sensibilizzazione risulterà forse ipocrita. Questa storia l’ho sentita raccontata e vista nelle fotografie di una cara amica e pertanto mi muove più delle altrettante vicende che invece mi scorrono davanti indifferenti sulle mie timeline di Twitter e negli appelli online che animano la rete.

Usare un hashtag servirà a qualcosa? Sensibilizzerà qualcuno? Darà la possibilità davvero alla povera mamma di Cristina di riaverla?
Non lo so. Forse mi illudo. Forse avrà lo stesso valore di certe “firme” per la pace nel mondo o contro la droga che riempiono inutilmente fogli di nomi.

Ma quel poco, quel nulla, che postare questa hashtag mi costa, a me che credo nella forza della rete e nella possibilità di cambiare qualcosa nel poco e col mio nulla, vale la pena di essere speso.
Se non altro, animato da un moto di risveglio dal torpore della quotidianità e dei “grandi” impegni che ci riempiono, talvolta vuotamente, le giornate, oggi ho un motivo in più per fare bene quello che mi “tocca” fare.
Perché, come Maria Acqua mi ha ricordato una settimana fa, è possibile fare qualcosa dove siamo con quello che abbiamo da fare. Facendolo bene e ricordandoci di questi uomini e donne che in una situazione complicata “pregano, si danno da fare per tenere in ordine le povere tende, puliti i materassi. Anche se non c’e acqua corrente o luce, anche se tutti vorrebbero tornare alle proprie case, al proprio lavoro, alla normalità.”
L’augurio è per la piccola Cristina, che torni alla sua casa, e per noi che abbiamo la “normalità” che questi uomini e donne sperano e di cui sovente ci lamentiamo, dimenticando di gustarcela e di renderla fruttuosa e piena.

Se volete, oggi, #savecristina forse può essere utile anche a noi.

One thought on “#savecristina

  1. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Mi sembra doveroso riproporlo.
    E cosa possiamo fare noi? Partire per fare i missionari? Non lo sò…

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