A sproposito del 2015.

Fine del 2014, inizio del nuovo anno, tempo di bilanci ma soprattutto di buoni propositi.
E il vostro Amoilweb, tanto per distinguersi dalla pletora degli inguaribili ottimisti e dalle copiate e ricopiate liste dei nuovi trend che ci attendono, vi propone invece gli utilissimi spropositi che ci aspettano in questo nuovo anno.
Recuperati da interminabili telefonate, incomprensibili email, discutibili brief e inconcludenti meeting i termini e concetti buttatiacazzo e più in voga nel 2014 vi ripropongo quindi quelli che inevitabilmente ci ritroveremo a dover affrontare anche per questo nuovo anno.
Un decalogo per prepararsi alle richieste senza cognizione di causa che riceveremo nei prossimi mesi, per gli articoli inutili che leggeremo ma anche una utile lista per i nostri Amati Clienti da cui potranno attingere a piene mani per poter fare una ottima figura inserendole qua e là nelle richieste e conversazioni a tema digitale.
Liberissimi di integrare e confermare eccovi quindi i buoni spropositi 2015.

10. Mettimelo in Cloud!
Tutto in Cloud: non appena si accenni a software e servizi per la tenuta e gestione dei dati ecco spunta la magica novità. Non c’è banner, DEM o spot radiofonico, specie se rivolti a professionisti di altri settori, che non dichiari “servizi in Cloud”. Nessuno degli acquirenti sembra sapere di cosa si tratti. Se gli proponete dei servizi che prevedano “la tenuta dei dati attraverso la rete” cominceranno con la solita tiritera dei “cattivoni che rubbbano le loro preziose informazioni”. Se invece acquistano servizi in Cloud sorrideranno beoti e ignari: e allora che vadano a farsele mettere in Cloud!

9. AAA Professional Dickarounder offresi
Che il nostro settore, nel bene o nel male, soffra di recentismo (terribile termine di wikipediana origine) è un dato di fatto. Nuovi trend, nuovi progetti, nuove possibilità e nuove applicazioni portano con sé l’emergere di indubbie opportunità lavorative da esplorare. Nascono sempre nuove professioni di cui sembra mancare una condivisa ed esatta definizione. Qualunque mentecatto che abbia almeno un profilo social e manchi di qualsivoglia specializzazione professionale difficilmente resisterà alla tentazione di rispondere agli annunci per Community Manager, le agenzie per sottopagare con reciproca soddisfazione i propri collaboratori si inventano ogni giorno nuove professioni da apporre sui biglietti da visita (rigorosamente inventate, in inglese e seguite sempre da Manager che fa figo) e ciascuno su Linkedin prova a barcamenarsi nel cercare di definire in due o tre parole le decine di attività che svolge contemporaneamente per sbarcare il lunario. Quindi ecco nuove figure professionali più o meno definite a cui ciascuno dà la valenza che più gli conviene e che adatta a piacimento alle proprie competenze: Digital Strategist, Digital Planner, Digital Paper Passes, Cache Manager, Problem Building Manager, Web Stocaxxo Manager e tutte quelle che riuscite ad immaginare.
Prima di inviare la candidatura occorre aver integrato il proprio CV di opportune referenze quali la gestione dei profili Facebook per importanti personalità (leggasi mio cuggino) e primarie aziende (tipo il pizzicagnolo del mio quartiere), aggiungere Internet Explorer tra i programmi conosciuti ottimamente, segnalare la passione per Internet e l’hobby per la Navigazione e i Gattini. Peccato in pochi pubblichino annunci per la ricerca di Professional Dickarounder, attività condotta da moltissimi in rete con risultati e competenze di altissimo livello professionale.

8. Web 3.0 e successivi
Sebbene in molti stiano ancora cercando di applicarsi nel Web 2.0 e altrettanti abbiano competenze che risalgono al 1.0, al 1.5 se non addirittura al 2.0 avantiWeb, la corsa in avanti dei guru ad accaparrarsi il merito di aver identificato nuovi paradigmi è inarrestabile, con non pochi disagi pure tra gli addetti del settore. Definito il 3.0 taluni accennano al 4 e al 5. I Clienti, concentrandosi solo sulla parte numerica, gongolano felici. Loro sono già al 6. Non ditegli però che il 6 a cui si riferiscono riguarda la versione di Internet Explorer che ancora usano abitualmente e che con gli sviluppi futuri ha ben poco da spartire.

7. Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo
Indubbiamente in questo 2014 si è sentito tanto parlare di Digital Champions. Termine venuto alla ribalta prepotentemente nel tentativo di colmare il divario tra le (moltissime) opportunità offerte dal digitale e quelle (pochissime) colte a livello istituzionale e messe a disposizione della gggente.  Il ruolo di questi “facilitatori”, invenzione gentilmente offerta dalla Comunità Europea, sembrerebbe essere la soluzione per garantire quel tanto di modernità che manca ad amministrazioni pubbliche e istituzioni. In Italia facciam le cose in grande per cui ne è stato procalamato uno, che ne ha chiamati 100 e presto arriveremo a 8000 scelti tra le autocandidature, uno per ciascun Comune (anche se viste le multiple presenze in molti Comuni ne avremo di più o qualche cittadina ne resterà sprovvista). Peccato che a dare una scorsa a nomi e curricula di quanti stanno proponendosi sorgono alcuni dubbi vitali. A cosa servono davvero questi Campioni? È il riconoscimento di competenze dimostrate sul campo o ci sono altri criteri? E basta un personal computer collegato in rete per candidarsi ed essere scelti? Occorre essere esperti di calcio? E come faranno a Pedesina (SO), il comune più piccolo della penisola con solo 36 abitanti, a trovare il loro Campione se già in 12 sono impegnati nell’amministrazione comunale? E letti i nomi e cognomi dei primi 100 (direttamente scelti dal Primo Digital Champion) si può dire che Freddy Mercury con quel “We are the champions, my friends” volesse denunciare i soliti amicali criteri selettivi all’italiana? E, infine, sarà la solita iniziativa senza reali benefici se non per alcuni? Il solito chiaro di luna all’italiana?

6. La app è mobile, qual piuma al vento
Le bramano come le mosche con la cacca queste app! Non c’è azienda che non si sia fatta fare almeno un paio di preventivi, salvo non capire perché una cosa grande meno di un polpastrello costi così tanto. Ma soprattutto perché poi, una volta realizzata secondo le loro grandi idee, nessuno la scarichi. A parte rari casi in cui si affidano alla valutazione di chi ha esperienza e gli può evitare inutili spese, per tutti gli altri la speranza è una sola: non avere abbastanza soldi per realizzare l’ennesima inutile app (sia iOS che Android, magari pure WP e, solo per il gran capo, anche per Blackberry). Fermo restando che nel 100% dei casi quella innovativa e originale idea di app c’è già. Di solito da qualche anno e spesso per puro caso anche installata sul device del nuovo “ideatore”.

5. Batti il 5
“Ma l’importante è che sia in accatiemmellecinque!” Quante volte, quante volte in questo 2014 si è ricevuta come “mandatory” la richiesta di sviluppo in HTML5? Ma soprattutto quante volte i nostri amanti Clienti non stavano invece intendendo l’impiego di quel tanto di javascript da ricordare le oramai trapassate imprese del defunto Flash? E quante volte poi il richiedente aggiungeva poco dopo la fondamentale richiesta di piena compatibilità, specificando tutte le versioni anteguerra di Internet Explorer gelosamente custodite inaggiornate su tutti i computer presenti in azienda?

4. Mi son preso l’influencer
Tante aziende millantano grandi strategie di Social Media Marketing e altrettanti sono i casi in cui nessuno sembra filarsi imbellettate paginette aziendali Facebook o le pedanti twittate promozionali da account ufficiali. La verità é che spesso non sanno di cosa parlare limitandosi ad annoiare gli utenti pretendendo pure che si coinvolgano con noiosissima ed elaborate attività di engagement?!?
Ecco quindi in soccorso gli influencer, esseri mitologici che con le loro doti di persuasione occulta possono garantire ad ogni snobbata azienda la giusta dose di attenzione presso utenti e consumatori. Un loro starnuto produce migliaia di accessi. Un minimo lamento ed ecco scatenarsi di stormi di cavallette digitali a distruggere la concorrenza. Una accennata scoreggetta? Et voilá, gli scaffali dei supermercati presi di assalto dagli influenzati a caccia dei prodotti pubblicizzati da blogger, twitstar, social leader, opinionisti e cazzeggiatori professionisti. Unica raccomandazione: come ogni influenza anche quella digitale prima o poi passa.

3. Startuppatevi
Ben conscio di infastidire molti riporto quelli che spesso mi son parsi i veri “eroi a sproposito” del passato 2014. Sia ben chiaro: che gente intraprendente, magari con ottime/buone/anchesolodiscrete idee, che sia capace/ottimista/osoloillusa ma si ciment con il mercato avviando nuove imprese è certamente buona cosa. Forse una delle poche soluzioni concrete all’immobilismo che affligge la nostra penisola.
Ma che gli stessi si definiscano tali occupandosi esclusivamente di procacciare qualche ridicolo finanziamento (messo in palio da grandi aziende italiche che vogliono solo cavalcare l’entusiasmo del momento buttando lì quattro spicci) dice di quanto la Silycon Valley sia ancora molto molto lontana. Troppo spesso sembra che più che una fase transitoria che porta da una idea ad una vera impresa, la “startup italica” sia invece un modus operandi dove l’idea diventa solo il vettore per attirare potenziali foraggiamenti secondo cicli reiterati di “raccolta fondi” con esiti e la consacrazione a vera azienda tutta da verificare. Gente seria e buone idee non mancano ma resto scettico e temo sia solo un sistema autoalimentato a vantaggio di pochi e illusione di molti.
Tranne ovviamente per il caso pluricitato e pluriascoltato di quell’amico di un amico di un conoscente che ha preso oltre duemilionidipaperdollari per la sua folgorante idea. Non che il suddetto non esista: ma siccome tutti quelli che conosco e vogliono fare una startup citano a mo’ di esempio sempre lo stesso caso (peraltro senza che nessuno sappia riportare la folgorante idea) questo spiega un meritato terzo posto a sproposito in questa classifica.

2. Tante buone cose
Ah, poveri voi! Che ancora pensate all’Internet normale, quella del www, dei polverosi siti, degli anziani portali e del modernariato delle web application. Quell’Internet lì oramai è passata: aggiornatevi! A sproposito di Internet in questo anno passato la vera novità è l’IoT, ‘”Internet of Things”, la nostra “Internet delle cose” (che già a tradurlo prende subito una piega tutta italiota). Prepariamoci dunque a sentire continuamente parlare senza cognizione di causa di questo “modernissimo” concetto senza che nessuno sappia realmente dirvi a cosa allude e cosa intenda in concreto. Tolto che per molti è ancora da chiarire cosa sia “Internet delle cose” e che altrettanti ancora non conoscono nemmeno le minime “cose di Internet” l’unica vera e concreta applicazione che al momento trova la mia approvazione è ancora il controllo del volume dello stereo di Sheldon e Leonard via Internet passando per San Francisco-Halifax-Lisbona nonché la gestione luci della casa ad opera di alcuni cinesi nella provincia di Szechwan. Bazinga!

1. Faial
Anche per il 2015 il protagonista indiscusso resterà il Faial. Non tanto perché il significato è talmente oscuro e sconosciuto che comunque lo si usi risulterà sempre a sproposito ma perché l’unico modo per fuggire e sopravvivere alla moda del termine “innovativo” che affligge il nostro settore ammorbandolo di inutili definizioni di altrettanti sedicenti guru è solo rispondere pan per focaccia. E il Faial,modernissima e digitale supercazzolabrematurata, è sicuramente la migliore risposta da utilizzare in una conversazione che impieghi a sproposito almeno uno dei precedenti termini e di tutti gli altri che nei prossimi dodici mesi, cari amici miei, qualcuno si inventerà.

Buon inizio dunque e che il Faial vi accompagni in questo nuovo anno.

12 thoughts on “A sproposito del 2015.

  1. lrosa ha detto:

    Che il Faial sia con voi e atenti agli hacker greci!

  2. Danilo Aimini ha detto:

    Attento che un hacker ellenico ha spostato le Startup dal quarto al terzo posto!

  3. tuttotace ha detto:

    Grande davvero! Che vadano a farsela mettere in Cloud la userò! Buon Faial a te!

  4. ilcomizietto ha detto:

    Buon Faial a tutti! 🙂
    (E no, di regalare in modo spontaneo, non cifrato e sollecito tutti gli affari aziendali a chiunque passi per le nuvole, in modo legale o illegale, non interessa a nessuno. Che stiano nelle nuvole allora. Aspetteremo il temporale.)

  5. Wish aka Max ha detto:

    Il Faial è vivo, e lotta insieme a noi!

  6. Squalo Densetsu ha detto:

    Aggiungerei la figura ibrida del Dickarounder Manager, che rischia la totale perdita di sanità mentale ogni volta che scorre i commenti della propria pagina facebook.

  7. Caigo ha detto:

    Tira più un pelo di faial che un carro di buoi….

  8. Manuel ha detto:

    Incredibile, esiste qualcuno che la pensa come il sottoscritto!
    Dimmi che sei un’umano e non un’ologramma senziente, anzi no, un algoritmo AI mooolto sviluppato paraticamente pensante con il proprio processore.

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