Assunzioni ironiche.

I motti di Amoilweb: frasi e locuzioni pronte per ogni occasione.

“Se tu fossi sulla piazza ti assumerei”

Uno dei vantaggi di essere abitualmente ironici è lo stato di confusione che si riesce a produrre nei propri interlocutori abituali. I quali ad un certo punto non capiscono più se si sta parlando seriamente o meno. E nel dubbio scelgono l’alternativa che più li aggrada. Sbagliando puntualmente.

Ecco un classico caso.

È un dato di fatto che per convincere i Clienti, specie i più difficili, occorre un bel po’ di mestiere.
Inutile illudersi che spiegare le proprie ragioni possa bastare, anche quando supportate da logicissimi discorsi e motivate conclusioni. Soprattutto quando dall’altra parte il grado di conoscenza tecnica non è particolarmente elevato, si rischia solo di produrre un “rumore grigio” di sottofondo, liquidato con “di queste cose non capisco nulla”. Che non vuol dire che quindi il vostro interlocutore si fiderà di voi in quanto esperti. Vuol solo dire che avete sprecato fiato producendo ancor più sfiducia, dettata dal pregiudizio diffuso che vogliate fregarlo in virtù dell’appena dichiarata ignoranza.
Non che le cose cambino molto se all’altro capo del telefono c’è un utente evoluto o esperto (vero o autoproclamato che sia). A quel punto sarà uno scontro di competenze e non sarete convincenti per partito preso. Accettare il vostro ragionamento significherà ammettere una sconfitta.

L’unico modo, si sa, è concordare il risultato finale così che il ragionamento non risulti frutto di un vostro soliloquio ma di una compartecipata sessione di brain storming e problem solving (termini che preferirei tornassero ad essere gli italianissimi ed equivalenti scraniarsi e salvarsi il deretano).

Insomma, occorre che la soluzione non la schiaffiate in faccia al vostro interlocutore ma che gli diate la possibilità di sentirsene partecipe e padre.
Diverrà “Co-autore” mentre concordate che si tratta della via più ragionevole. “Siamo un bel team”, vi dirà, con quel tono compiaciuto da commilitoni che hanno appena salvato le sorti della nazione sconfiggendo qualche plotone di tedeschi armati di un solo pettine e una pistola ad acqua.
Si sentirà poi il “Grande risolutore“, quando andrà a presentare ai propri colleghi o superiori, condendola di dettagliate descrizioni della vostra faccia allibita davanti a cotanta genialità. O narrando della vostra reticenza a procedere, reticenza da lui smontata a colpi di logica e ragionamenti.
Vi racconterà di quanto sia un “Abile persuasore“, quando tornerà a voi narrandovi dell’estrema difficoltà nello spiegare a colleghi e superiori la soluzione intrapresa, riuscendo comunque nella difficile avventura di ottenere l’agognata approvazione a procedere da quella massa di ignoranti.

La maggioranza dei Clienti, a questo punto, avrà preso la “vostra” soluzione, passata come “soluzione condivisa” e ve la restituirà come la “sua geniale intuizione”.
Si registrano frasi che vanno da “meno male che mi è venuta ‘sta idea”, sino all’estremo “vi ho tirato fuori da una bella rogna”.
Non c’è nulla di più sbagliato di fare notare che è farina del vostro sacco. Sarebbe solo un controproducente atto d’orgoglio.

Il vostro obbiettivo è già stato raggiunto e avete fatto passare la soluzione più opportuna.

Questa è normale amministrazione: piccole e scontate concessioni all’ego del Cliente mosse solo per il suo bene e salvarlo da se stesso (purchè non lo facciate per fregarlo… perché, garantito e sicuro, che pur non capendoci nulla alla lunga vi sgameranno di certo).

Però una cazzo di soddisfazione ce la vogliamo togliere?

E allora un bel respiro, attivare la necessaria modalità “serietà imperturbabile” e sfoderate la frase:
“Se tu fossi sulla piazza ti assumerei”
A quel punto le reazioni sono riconducibili a tre ipotesi:
Il convinto proseguirà per la sua strada, rafforzato  dalla vostra inaspettata offerta di lavoro nella sua certezza di abile risolutore. Non riuscirà ad evitare l’ulteriore esaltazione del suo ego spiegandovi seriamente perché, pur essendone lusingato, si vede costretto a declinare la golosa offerta d’impiego. “Non son sulla piazza, anche perché qui, senza di me, dove andrebbero?”.  Se vi riuscirete a trattenere dal dirgli che con buona probabilità andrebbero tutti immediatamente a festeggiare, è fatta.

Cliente lusingato, Cliente fidelizzato.

Il titubante, incerto se leggere nella vostra profferta la spavalda ironia che vi contraddistingue o una seria e sentita sviolinata complimentosa, resterà indeciso anche nella risposta schernendosi e intervallando brevi colpi di tosse e risatine. “Ehm, sì.. bhe.. ma dai…”.  Se vi va bene verrà investito da una sequenza di flashback degna dei migliori film mentre lui sta sdraiato sulla barella e ripercorre i migliori momenti dal primo bacio alla procace cugina sino al momento in cui ha deciso di tagliare il filo rosso anzichè quello blu. E forse si renderà conto che, in qualche angolo della sua dura cervice, si annida il momento in cui voi gli spiegavate cosa convenisse fare. Se questo dovesse accadere aggiungerà “in fondo è una tua idea…”. Bingo. Potete chiudere in bellezza con “la nostra idea! Siamo un bel team, no?”.

Cliente lusingato, Cliente fidelizzato.

L’ultimo rarissimo caso si risveglierà di colpo dallo stato di autocelebrazione fin lì protratto. Si renderà conto dell’inghippo, dei vostri meriti, si fermerà per qualche secondo per poi aggiungere tra il divertito e il pentito: “mi stai coglionando?”. “Mi pare ovvio” è la risposta giusta. Se arrivate sin qui, lo dico per esperienza, state pur certi che diventerete amici. Vi continuerà a complicare l’esistenza come prima, se non di più, ma perlomeno saprà che quando dite qualcosa che lo manda in solluchero 99% delle volte state ironizzando.

Cliente ironizzato, Cliente fidelizzato.

13 thoughts on “Assunzioni ironiche.

  1. aiett scrive:

    A Napoli nel settore (e in moltissimi altri) usiamo moltissimo il detto “attacc’ ‘o ciucc’ addò va ‘o padrone”, in italiano “attacca l’asino dove va il padrone”. Oppure, per darsi un tono cosmopolita, “harness the donkey where the master goes”.

    • Se a Napoli avete dei padroni che sanno dove vogliono che sia attaccato l’asino mi ci devo trasferire. 🙂

      • Fucrem scrive:

        Posto ad “attaccamento asini” questo lavoro diventerebbe: lega l’asino alla staccionata; no forse è meglio se lo leghi all’albero; no all’albero non è carino, facciamo che lo leghi a quel palo; ma sai che forse era meglio la staccionata? e quella corda?! cambiamola.

      • Il mio lavoro è, principalmente, sviluppare applicazioni Windows che, dopo anni e anni, hanno un’interfaccia consolidata. Le indicazioni dei clienti iniziali sono state di grande aiuto (non tutte, ovviamente) e ne ho tenuto conto se e quando erano ragionevoli (le indicazioni… bah, diciamo anche i clienti, va! 🙂 ).

        So già, però, che, nel momento in cui trasformerò il tutto in web application, scatteranno richieste che con la programmazione hanno a che fare come i cavoli a merenda e dovrò spostare molti “asini”, me tapino.

        😦


  2. var
    indice : integer;
    frase : string;
    begin
    indice := 0;
    frase := ‘Siate paraculi’;
    while indice <= 100 do
    begin
    print frase;
    indice := indice + 1;
    end;
    end;

    Potete debuggarlo quanto volete ma una cosa è certa.

    Funziona sempre!

  3. maurizio scrive:

    Oro.
    Concetti che sfortunatamente molti dottoroni (manager), veterani (seniors) e cortigiani a seguito nascosti nel marketing (commercio) in advertising (pubblicità) non hanno minimamente capito.

  4. No, la frase giusta è:
    “harness the donkey where the master WANT” cioè “lega l’asino dove VUOLE il padrone”, in linguaggio originale “attacc’ ‘o ciucc’ addò VO ‘o padrone”.

  5. Lila scrive:

    Da donna posso dire che l’unico modo per limitare i danni fatti da capi/committenti/commerciali (maschi) è SEMPRE imboccare loro della soluzione e sperticarsi di lodi sottolineando quanto geniale sia… il 100% è nel primo caso. Con le donne non funziona altrettanto bene, per me 😉

  6. lisecharmel scrive:

    funziona in tutti i settori e anche con i capi. anzi, a volte addirittura funziona anche con gli amici per soluzioni tipo dove fare le vacanze, dove parcheggiare per andare al cinema ecc.

  7. Questa situazione mi è capitata due volte. Nella prima ha funzionato tutto benissimo come nell’articolo, cliente felice e contento! Nella seconda ha iniziato piano piano ad esagerare fino ad arrivare, al momento della fattura, a dire che ha fatto tutto lui e non voleva pagarmi, fortunatamente verba volant, contractus manent.

  8. fabiog scrive:

    hahaha! quanta verità, grazie per la frase, ci proverò la prossima volta, tanto capita più o meno con tutti i clienti 😀

  9. Rea M. scrive:

    Ah sì, come quelle volte che venivano a chiedermi siti web e biglietti da visita con progetti fatti da loro in Word o Power Point e quando glie li rifacevo con i giusti mezzi si bellavano “Dai! Sono uno gafico nato!”

  10. Massimo Villa scrive:

    Bellissimo articolo, grazie.

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